Presìdio di Slow Music dal 18 aprile 2026
Sino alla fine del XIX secolo per entrare a Genova bisognava passare attraverso delle porte, una di queste Porta Romana era piazzata all’inizio di via San Vincenzo. Genova ambiva ad essere una piccola Parigi e, per esigenze di modernità, buttò giù le mura e spostò le porte, non tutte ma Porta Romana fu demolita. In occasione dell’Esposizione mondiale del 1905, gli impianti ferroviari che si trovavano subito dopo la galleria che proveniva dalla stazione Principe, furono spostati qualche centinaio di metri ad est: nasceva così la monumentale stazione Brignole.

Ed ecco l’inizio di via San Vincenzo dopo l’abbattimento delle mura e di Porta Romana. Le case a destra sono nuove, quelle a sinistra (le più importanti per la nostra storia) prima erano dentro le mura, adesso danno direttamente su piazza Verdi. Per 60 anni le cose rimasero così.

Questo è il racconto in prima persona di Giancarlo Balduzzi.
A fine anni ‘50 due avvenimenti cambiarono il corso della storia. Uno che riguarda la strada e un altro personale. Partiamo da questo: il 9 gennaio 1957 la mia famiglia si sposta dal mio paese natio (Cesino, sulle alture di Pontedecimo), a Genova, proprio in piazza Verdi, dentro la stazione Brignole (mio papà era ferroviere). Dalla finestra della cucina vedevo l’imbocco di via San Vincenzo e di lì nel 1959 vidi abbattere tutte le vecchie case sulla sinistra, piene di bei negozi antichi, sull’angolo il bar e dopo una pasticceria (dove compravo la merendina al mattino, andando alla scuola elementare proprio dietro l’angolo), una confetteria, una merceria di quelle belle antiche e altri.
Troppo vecchie: bisognava continuare con la modernizzazione e piano piano, ci sono voluti anni, ecco spuntare un grattacielo con di fianco un fratellino, solo 10 piani. Ecco cosa vedevo dalla finestra nel 1965 (avevo comprato la mia prima macchina fotografica).

Il giorno di questa foto il palazzo-fratellino era finito, per ora vi era solo il bar Verdi, che c’è tuttora. Ma un giovane (26 anni) imprenditore aveva avuto un’idea brillante. Quell’anno erano venuti i Beatles a Genova e l’atmosfera musicale anche in Italia era cambiata, dalla stantia musica all’italiana si era passati anche da noi al beat e al rock. In realtà c’era già qualche negozio che teneva qualcosa, ma praticamente solo 45 giri. Invece Carlo si è lanciato sui LP (all’epoca a nessuno veniva in mente di chiamarli vinili…) e non trovandosi tutto dai distributori italiani si era lanciato sul mercato d’importazione. Negozi specializzati ce n’erano, ma praticamente quasi esclusivamente in musica classica e qualcuno, pochi, in jazz.
Ed ecco il punto d’incontro, il giovane “io” passa davanti alla vetrina e vede dischi mai visti prima, copertine meravigliose di artisti da me conosciuti solo grazie alla trasmissione quotidiana della Rai, “Per Voi Giovani“ di Arbore e Boncompagni prima, poi di Paolo Giaccio. Da guardare solo la vetrina faccio il primo passo, entro, compro, divento cliente e, dopo un po’ di tempo (siamo genovesi) amico.

Carlo un giorno mi fa una proposta: “Mi aiuteresti a fare un bollettino per la vendita per corrispondenza?” Come faccio a rifiutare? Mi ci butto a capofitto e a maggio 1973 (la foto è proprio del 1973 ed io ero già finito dietro la cassa) esce il primo numero di Pop Records, solo 4 pagine, sono troppo gasato e costringo Carlo a trasformare Pop Records in una vera e propria rivista; da 4 a 8 pagine a 16 a 32 a 64! Gli ultimi numeri erano a colori e ad agosto 1975 finisce l’avventura di Pop Records (Carlo non ci finanziava più).

Eravamo arrivati a stampare 2000 copie distribuite in tutta Genova e nelle edicole delle stazioni di tutta Italia. Da Pop Records sono partiti tutta una serie di giovanissimi giornalisti che hanno fatto una carriera brillante in giro per l’Italia: Enrico Ghezzi, Massimo Poggini, Renato Tortarolo, Flavio Brighenti, Riccardo Bergerone, Alberto Cantù, Umberto Rossi, Paolo Usai Cherchi e qualcuno me lo sono dimenticato.
A maggio 1975 c’è una grossa novità, Carlo fa ristrutturare Disco Club, nella foto il giorno dell’inaugurazione. Io sono dietro la cassa anche questa volta, non pensavo che la mia avventura lì sarebbe finita l’anno dopo, il 31 luglio 1976.
Già lavoravo in banca da due anni e quello rimane il mio unico lavoro, quanto meno per qualche anno. Resisto 7 anni 10 mesi e 28 giorni e poi mi licenzio. Nel frattempo avevamo rilevato, io e mia moglie Franca, Disco Club di Santa Margherita Ligure e dal primo febbraio 1982 mi trasferisco lì. Devo ripetermi: “Non pensavo che la mia avventura lì sarebbe finita l’anno dopo, il 31 luglio 1976” avevo scritto; adesso “non pensavo che la mia avventura a Disco Club sarebbe ricominciata 7 anni e 5 mesi dopo”: sì, il primo gennaio 1984 Disco Club di Genova diventa mio!
A dicembre abbiamo festeggiato i 60 anni del negozio e dal 1° dicembre 2024, invece di chiudere, ci siamo trasferiti di 40 cm a destra, come si può vedere dalla foto. Locale più ampio e luminoso.

Il primo gennaio 2026 ho festeggiato io i 42 anni di negozio (più quelli precedenti come collaboratore “non retribuito”).

Per la festa dei 60 anni, abbiamo esagerato: concertone di tre ore al Teatro Nazionale di Genova (o Teatro della Corte), proprio qui vicino a noi, dall’altra parte di piazza Verdi, il mio è un microcosmo, con otto esibizioni di artisti genovesi (miei clienti, ma conosciuti anche fuori dal microcosmo, Beppe Gambetta, Paolo Bonfanti, Red Wine, Pivio e Aldo De Scalzi, Max Manfredi e Federico Sirianni, i Motus Laevus di Edmondo Romano e Roberta Barabino.
Il mondo dei negozi di dischi è un mondo molto particolare, abbiamo una calamita che attira i personaggi più strani e c’è sempre qualcosa da raccontare. Su Facebook avevo incominciato a fare un diario quotidiano nel quale raccontavo questi episodi, alla fine ho deciso di far uscire un libro con tutti questi personaggi: il Mondo visto da DiscoClub.

A proposito di libri con riferimento ai negozi di dischi, ho avuto il piacere di avere come ospite nel lontano 2003 Nick Hornby. Era a Genova per una conferenza ed era appena uscito un articolo su Musica de la Repubblica nel quale paragonavano Disco Club a quello descritto da lui nel libro, poi anche film, “Alta Fedeltà”. Aveva chiesto di essere accompagnato qui e in una giornata più londinese che genovese (come clima atmosferico) me lo sono visto entrare in negozio!

Giancarlo Balduzzi in compagnia di Nick Hornby
Discoclub65
via San Vincenzo 22r
16121 Genova
Telefono: 010.542422
Email: discoclub@discoclub.fastwebnet.it